VIGNANELLO (VT)|
VIGNANELLO- IL TERRITORIO Situato alle falde del Monte Cimino, a 369 m. sul livello del mare, prendendo in considerazione il valore medio del centro abitato, Vignanello dista da Viterbo 12 miglia, 10 dal Tevere e 40 dal mar Tirreno. Esso confina a Nord-Ovest con Soriano nel Cimino, a Nor-Est con Vasanello , a Est con Gallese, a Sud-Est con Corchiano, a Sud con Fabrica di Roma e ad Ovest con Vallerano. Occupa un territorio di circa 16,19 Kmq. Il suo clima molto salutare, si presenta con caratteristiche proprie delle zone temperate. L’escursione termica annuale non manifesta forti squilibri, anche se nel periodo oggetto della presente ricerca, non mancano estati eccessivamente infuocate, ed inverni tipici della regione a clima continentale. La piovosità si manifesta soprattutto in Ottobre sino a Marzo, per poi diminuire notevolmente nei mesi estivi. Il territorio è prevalentemente collinoso e assai vario, offrendo all’osservatore un’alternanza di vasti altopiani qua e là interrotti da vallate più o meno ampie e profonde. L’aspetto collinare è predominante nella parte occidentale, a diretto contatto con le prime asperità del Cimino, mentre gli altopiani presentano la loro massima estensione nella parte Nord-Est, Est, Sud-Est degradante verso la valle tiberina. Il terreno è quasi totalmente derivato da formazioni vulcaniche, tanto che non sono infrequenti i terremoti, come quello del 26 aprile 1703 e del 1 settembre 1963. Esso è ricco di potassa necessaria alle piante, di alluminio e di ferro, ma difetta di calce e azoto. Colture specifiche della zona sono le viti, gli olivi, i castagni e i noccioli. Le piante a vegetazione spontanea che trovano in questo clima temperato il loro ambiente adatto, sono rappresentate in massima parte da querce, cerri, castagni selvatici e da olmi nei luoghi più freschi. La predominanza di querce e cerri dà una buona produzione di ghiande, alimento primo per i maiali e dà inoltre legname usato come combustibile. Una fauna ricca di starne, quaglie, fagiani, lepri, cinghiali, capretti, caratterizza le sue zone. La rete idrografica è rappresentata da diversi fossi che percorrono il territorio da Ovest a Sud-est, verso il fiume Tevere. I più importanti sono: il fosso della macchia di Soriano nel Cimino, il fosso Cammonetta e il fosso Zangola, che si uniscono poi per formare il fosso della Mola e quindi di Piedilupo, il fosso di Marignano, che lambisce il centro abitato, il fosso di Cigliano poi fosso Lavatore, ed infine il fosso Nuovo. |
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VIGNANELLO- LA STORIA I Falisci L'insediamento falisco di Vignanello era il centro abitato più settentrionale dell'Agro falisco, collocato sul pianoro del Molesino in una posizione ben difendibile e vicino a due corsi d'acqua. L'abitato falisco si sviluppò fin dal IX secolo a.C. grazie ad una aggregazione di diverse popolazioni che stazionavano nel territorio circostante. I corredi funerari ritrovati nell'area archeologica ci testimoniano che già dalla fine del VII e fino al IV secolo a. C. l'insediamento era ben inserito in un sistema di vie di comunicazione rivolte tanto all'entroterra quanto alla valle del Tevere. Oltre ad una classe aristocratica, era presente un ceto legato ai commerci e alle importazioni; tutto ciò è testimoniato dalle ceramiche antiche e da altri manufatti in oro, come pure dai caratteri architettonici di alcune tombe. A partire dalla prima metà del III secolo a. C. inizia una progressiva decadenza di questo centro falisco, del quale si ignora ancora oggi il nome, che ben presto sarà assorbito dalla crescente potenza di Roma, come del resto accadrà a tutto il territorio. Le origini di Julianello Vignanello sorge sulle pendici collinari che dal Cimino scendono verso la valle del Tevere. L'abitato originario si e' sviluppato su di un lungo colle disteso da oriente a occidente, delimitato da due vallate in cui scorrono modesti corsi d'acqua. Le notizie circa le sue origini ci provengono da tradizioni più o meno leggendarie, scrive Giovanni Petrucci nel suo libro Vignanello: "Contraddittorie sono poi le versioni sulle sue origini. Vogliono alcuni che sorgesse il primitivo abitato ad opera di terrorizzati fuggiaschi dalle invasioni dei Goti che, calati in Italia sotto la guida di Alarico, coronarono la sinistra serie delle stragi e delle devastazioni col memorando sacco di Roma del 410. Era verosimilmente allora la superficie oggi occupata dal nostro paese ricoperta da folte boscaglie, sicchè nulla di più probabile che sia potuta servire di rifugio alle disperse popolazioni delle pianure. Cominciarono queste naturalmente a cercare ricovero in grotte scavate nella nuda roccia arrivando poi, col tempo, alla costruzione di abitazioni in muratura. Vuole invece una tradizione locale, riportata dal Palmieri, che la costruzione di Vignanello fosse iniziata nel 412 da un tal Giuliano, onde, dal latino Iulianus, Iulianellus, e successivamente, come in varie scritture dell'epoca: Iulianello, Ignanello, Iugnanello, Vilianello e Vignanello". Lo stesso autore ci fornisce notizie riguardo ad epoche successive: Vignanello era sotto il dominio della Chiesa nel 604 d.C., due secoli più tardi (853 d.C.) era governato da monaci benedettini che, sempre secondo una tradizione, avrebbero edificato l'antica rocca, mentre nel 1169 veniva tolto ai pontefici da Federico Barbarossa che lo donava alla città di Viterbo. Il periodo medievale Alla fine del XII secolo, il castrum di Vignanello apparteneva al vasto contado di Viterbo, ma dopo anni di aspre lotte, nel 1228, i Prefetti di Vico lo tolsero ai Viterbesi, che in quest'occasione ne demolirono la rocca. Nel 1254 Vignanello viene dato in feudo alla famiglia Ildebrandina dei Signori di Bisenzio e per questi ultimi è governato da Orso Orsini. Nei secoli successivi Vignanello, oggetto di aspre contese fra le varie famiglie, città e istituzioni, non ebbe mai un governo stabile, vi furono rivolte, assedi, battaglie, fino a che nel 1531, papa Clemente VII lo concesse in feudo perpetuo a Beatrice di Pier Bertoldo, del ramo di Latera della famiglia Farnese. Dai Farnese ai Marescotti Alla morte di Beatrice Farnese, le succede nel governo del feudo la figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti. Papa Paolo III conferisce loro il titolo comitale ed il castrum di Vignanello viene così eretto a contea. Nell'agosto del 1538 Sforza viene assassinato e l'anno successivo Ortensia, già madre di Alfonso e Beatrice Marescotti, sposa Girolamo dei Conti di Marsciano. Nel 1545 Ortensia è di nuovo vedova, governa da sola Vignanello fino al maggio 1549, quando sposa il Conte Ranuccio Baglioni. Anche questo matrimonio non ha lunga durata. Nel 1553, durante le opere di scavo del fossato attorno alla rocca, i vassalli, esasperati dalle angherie perpetrate dal conte che li costringe a lavorare "tutto il di' senza dargli un bicchier d'acqua", ordiscono una congiura e la mattina del 18 settembre Ranuccio Baglioni viene assassinato mentre, insieme ad un servo, si reca a controllare lo stato dei lavori. Per Vignanello arriva un periodo assai critico, anni di commissariamento, con processi ed esecuzioni. Ortensia muore nel 1582, lasciando erede universale il figlio Alfonso Marescotti. Si susseguono diversi processi fra la comunità di Vignanello e Alfonso, che "non osserva né intende osservare statuti o legge o vero consuetudini ma ogni cosa regge e governa secondo il suo volere". Anche Marcantonio, suo figlio, compie ogni sorta di delitti nei confronti dei Vignanellesi, tanto che entrambi subiscono la confisca del feudo. Il dominio Marescotti-Ruspoli Alfonso Marescotti muore il 25 marzo 1604, il Papa stabilisce la restituzione del feudo a Marcantonio, suo figlio,i Vignanellesi si oppongono ma vengono costretti ad accettarlo. Dopo la morte di Marcantonio (1609) il governo passa al figlio Sforza Vicino, che sposa Vittoria di Orazio Ruspoli di Siena. Per volere del Marchese Bartolomeo, fratello della sposa, i nipoti assumeranno il cognome del casato Ruspoli. Con Marcantonio Marescotti, primogenito di Sforza Vicino, ha inizio un epoca di serenità per Vignanello, che vede il momento di massimo splendore con Alessandro Marescotti Capizucchi e con suo figlio Francesco Maria, fra il 1688 ed il 1731. In questo periodo vengono costruiti i due borghi (San Sebastiano e Molesino), la porta che guarda a Vallerano, la Chiesa dei SS. Angeli Custodi, la casa del governatore, la Chiesa Collegiata, il palazzo con gli archi. Il principe Francesco Maria Ruspoli, nel 1707 ospita a Vignanello Georg Friedrich Händel, che qui compose e suonò delle cantate. Nel 1798, in seguito alla rivoluzione di Roma e a quella di Napoli, Vignanello subisce l'assedio da parte di una divisione francese che dopo aver lasciato Roma si dirigeva verso le truppe dei Napoletani al fine di accerchiarle. I Vignanellesi rispondono al fuoco barricandosi nel castello e riescono a resistere. Con le riforme di Pio VII, nel 1816, i principi Ruspoli perdono la giurisdizione sul feudo di Vignanello, mantenendo comunque il titolo nobiliare e i possedimenti. Nel 1870, con l'unita' d'Italia, per Vignanello termina il dominio della Stato Pontificio ed entra così a far parte del Regno d'Italia. |
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VIGNANELLO- ECONOMIA L'economia si basa prevalentemente sull'agricoltura. La vite e la nocciola rappresentano le principali coltivazioni e la prima fonte di reddito. Il vino è di buona qualità e la produzione, prevalentemente il bianco rispetto al rosso, stazionaria. La coltura specializzata del territorio, il nocciolo, si è progressivamente espansa, soprattutto per le favorevoli condizioni ambientali, il minor costo di produzione e la facile commercializzazione. Anche in questo caso si è raggiunta una elevata qualità riconosciuta anche dal fatto che i raccolti vengono richiesti da importanti industrie dolciarie nazionali ed estere. Notevole è anche la presenza dell'ulivo. Accanto all'agricoltura un artigiano, semplice ma raffinato, da secoli oramai trasforma legno e ferro in prodotti di uso quotidiano. Assente invece una vera e propria industria. CARATTERI DELL'AGRICOLTURA Nel comprensorio prevale la coltura della vite, che copre il 54,2% dell'intera superficie agraria con 947 ettari; bisogna tener presente che i Vignanellesi nei comuni vicini possiedono circa 1500 ettari anch'essi in buona parte vitati. Vignanello produce in prevalenza vino bianco, anche se notevole ed in continuo aumento è la produzione di quello rosso. Il vino bianco è ottenuto da uve dei vitigni "Trebbiano", "Malvasìa" e "Vernaccia", per citare più diffusi in coltura specializzata e allevati con sistema locale e filare. Ha gradazione alcolica di 11-12 gradi, colore giallo paglierino, profumo accentuato, di sapore asciutto o abboccato e anche amabile. E' vino da pasto comune. I tipi migliori e asciutti, di qualità fine e anche superiore, sono ottimi vini da pesce. E' da bere giovane; intorno ai 12 gradi di temperatura, rileva tutte le sue qualità di sapore e di profumo. Il vino rosso, ottenuto da uve dei vitigni "Sangiovese", "Ciliegiolo" e di altre varietà, ha gradazione alcolica di 11-13 gradi; di colore rosso rubino più o meno carico, ha profumo accentuato, sapore asciutto o leggermente abboccato, morbido, armonico. E' vino da pasto comune. I tipi migliori, di qualità fine e anche superiore, invecchiati di almeno un anno, sono ottimi vini da arrosto. Da bere alla temperatura ambiente. Vignanello ha una grande tradizione nella coltura della vite e da secoli è giustamente famoso il suo vino, che fino a qualche anno fa veniva conservato "nelle vecchie cantine scavate nelle alte muraglie tufacee su cui poggia l'abitato, stratificato l'una sull'altra a differenti altezze. Esse erano ordinate, pulite, accoglienti nella loro rusticità: per privilegiate condizioni stratigrafiche non vi si verificavano infiltrazioni, stillicidi e correnti d'aria. La temperatura ambiente delle conserve si manteneva di qualche grado sopra lo zero; ciò favoriva una buona serbevolezza del vino e l'esaltazione, nel tempo, delle insite virtù". Però ora i produttori, vinificano in comune, nella cooperativa VITICOLTORI DEI COLLI CIMINI S.C.S.A (La Viticoltori dei Colli Cimini è nata dalla fusione delle due cantine sociali di Vignanello). L'altra coltura specializzata del territorio è quella del nocciolo. La sua progressiva espansione è determinata da favorevoli condizioni d'ambiente, minori spese di produzione e facile commercializzazione. Notevole è anche la presenza dell'ulivo, che purtroppo nell'inverno del 1985 è stato gravemente danneggiato dalle eccezionali basse temperature. Anche per la lavorazione delle nocciole e delle olive esistono strutture cooperative: il Consorzio Produttori Nocciole (Monti Cimini S.P.A.) per le nocciole mentre le olive vengono lavorate nella cooperativa VITICOLTORI DEI COLLI CIMINI S.C.S.A. CONSORZIO PRODUTTORI Monte Cimini S.P.A. VIGNANELLO (VT) - Loc. Piane Trosce, s.n.c. (strada Vasanellese) Tel. (0761) 754006 Il Consorzio Produttori Monte Cimini S.P.A. è stato costituito il 7 marzo 1975 e attualmente riunisce soci di Vignanello e di ben 16 paesi limitrofi. Ha iniziato ad operare, per quanto riguarda la lavorazione e la commercializzazione delle nocciole, nel settembre 1982, poiché fino a quella data non era ancora completo lo stabilimento, di proprietà dell'E.R.S.A.L. (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo nel Lazio) e ritenuto uno dei più attrezzati e moderni d'Europa, la cui capacità lavorativa e di immagazzinamento è di circa q. 50.000 di nocciole in guscio. La Cooperativa fornisce ai soci i seguenti servizi: • pulitura delle nocciole con macchine spietratrici; • salvaguardare gli interessi dei coltivatori. COOPERATIVA VITICOLTORI DEI COLLI CIMINI S.C.S.A. Soc. Coop. S.r.l. Sede Amministrativa e Stabilimento: tel. 0761754482 - fax. 0761756993 Loc. Piane Trosce n.4 Punto Vendita e Stabilimento: tel. 0761754591 - fax. 0761755722 Loc Piane Trosce n.16 01039 Vignanello Sorta dalla fusione tra la Cooperativa Viticoltori Vignanello (1975) e la Cantina Sociale “Colli Cimini” (1965). La cooperativa ha avuto negli anni uno sviluppo notevole, sino a diventare uno dei complessi più grandi e moderni della zona. Raccoglie uve dei viticoltori di Vignanello e dei centri limitrofi. Ogni anno riceve mediamente q. 90000 di uva, che viene trasformata nel proprio stabilimento con le più moderne attrezzature. |
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VIGNANELLO- LE ZONE (i rioni) IL MOLESINO Il rione del Molesino, situato subito al di fuori dell'Arco del Vignola, è la zona più bella del paese. La posizione favorevole, su una collina, ad una altezza adatta per dominare il territorio circostante, aveva destinato questa località ad assumere una certa importanza fin dall'epoca falisca. Testimonianze di un discreto insediamento sono emerse durante i lavori di scavo per le fondamenta dell'edificio scolastico della Scuola Elementare. Su di un'area ceduta gratuitamente dal Principe al Comune, fu realizzato l'edificio scolastico, la cui costruzione ha richiesto diversi anni Cinquanta. Attualmente ospita le scuole elementari, con aule e spazi sufficienti a svolgere in maniera moderna tute le attività scolastiche. Circa 40 pozzi circolari, probabilmente adibiti a deposito di cereali ed altri prodotti, hanno dimostrato che quel terreno era stato scelto già in epoche lontane, perché adatto alla vita di un bambino. Nel terreno oggi occupato da una villetta, proprio al limite del Molesino, sono stati rinvenuti reperti di una certa importanza, tra cui la base di un altare, forse parte di un tempio: questa doveva essere l'area sacra del villaggio (VIII - III sec. a.C.). All'inizio del Novecento, i vigneti e i castagni, di proprietà del principe Alessandro Ruspoli, cominciarono a poco a poco ad essere estirpati per lasciare il posto a strade, palazzine ed edifici di varia grandezza.
IL BORGO Alla fine del Seicento solo poche costruzioni si trovavano fuori della porta Flaminia (detta anche Porta Grande o della Torre, che chiudeva ad ovest il centro storico). Nel 1692, per volontà del conte Alessandro Capizucchi, per ampliare la zona abitabile, furono costruite la nuova cinta muraria e la Porta del Molesino. Come si può leggere sulla lapide al centro dell'arco, il conte Alessandro Capizucchi, figlio di Sforza Vicino Marescotti e fratello del Cardinale Galeazzo, fece innalzare la porta "per ornamento e pubblica sicurezza del paese". Il maestoso e solido arco segnava la fine del piccolo centro abitato, che nel Settecento vide sorgere tutte le costruzioni fiancheggianti la strada, chiamata prima Borgo Umberto I ed oggi Corso Mazzini.
PIAZZA DELLA REPUBBLICA Cuore pulsante del paese, luogo di ritrovo e di trattative, salotto nelle sere d'estate: è piazza della Repubblica. Qui si possono ammirare gli edifici più importanti e antichi di Vignanello. Di forma rettangolare, ha in ogni lato un edificio caratteristico: l'elegante palazzo con gli archi, il maestoso castello dei Principi Ruspoli, il palazzo pretoriale, sede in passato delle guardie del feudatario, e la magnifica chiesa settecentesca. Tali strutture, pur nella loro diversità architettonica, si fondano e creano un tutt'uno armonico, su cui posare lo sguardo.
LA VALLE A sud del paese, in prossimità del fosso della Cupa, è situata la Valle, costeggiata dalla ferrovia Roma Nord CO.TRA.L. I Vignanellesi la chiamano Valle, perché è una conca che si trova nella parte più bassa del paese. La Valle Minore, così viene chiamata nelle mappe catastali, è oggi piazza Cesare Battisti. Recentemente, con alcuni rifacimenti (marciapiedi in sampietrini, scale in peperino, restauro di portoni, lampioni in ghisa) si è cercato di dare alla piazza un aspetto più integrato con il centro storico che lo sovrasta. Anticamente, dove ora sorge la Valle, c'era un grandissimo prato, luogo adibito al commercio di bestiame e oggetti agricoli. Attualmente la Valle, il giovedì, ospita il mercato settimanale. Contemporaneamente, questo luogo assolato offre occasione di incontro alle persone più o meno giovani, che frequentano i vari ambienti ricreativi (bar, centro sociale per gli anziani) o si soffermano per dialogare e trascorrere momenti di riposo.
PIEDISOLE Dalla Valle si diparte via Vittorio Olivieri, che attraversa il quartiere chiamato dai vignanellesi Piasòle, da "piagge a sole", cioè coste a sole. Questa zona, la più assolata del paese, è abitata in gran parte da persone anziane, custodi di antiche tradizioni. Percorrendo la strada, balzano agli occhi le case raccolte sotto il castello, le cantine scavate nel tufo e un suggestivo ponte, che faceva da collegamento con il Barco.
TALANO Partendo da piazza Cesare Battisti; più nota come la Valle, oltrepassata la ferrovia, si incontra il quartiere di Talano, che pertanto si trova a sud-ovest del centro storico. Solamente lungo via Talano si trovano abitazioni che risalgono al 1800 e che terminano al numero civico 9. Una delle caratteristiche della parte vecchia di Talano, come di tutto Vignanello, è la presenza delle cantine scavate nel tufo. Alcune sono lunghissime e penetrano nel cuore della montagna. La porta della cantine è sormontata da un arco a tutto sesto che di solito, come gli stipiti, è di peperino.
SAN SEBASTIANO Partendo dalla Piazza della Repubblica e proseguendo verso Soriano nel Cimino troviamo San Sebastiano (C.so Garibaldi). Questo corso costeggia le mura del Castello Ruspoli. Alla fine di questo rione troviamo la chiesa di San Sebastiano edificata attorno al 1625 dal conte Sforza Vicino Marescotti in onore della madre Ottavia Orsini e donata ai Frati minori conventuali.
SAN ROCCO Partendo da piazza Cesare Battisti (Valle) e proseguendo verso il paese di Vallerano, troviamo questo rione. Una via composta da un lato da palazzine e dall’altro da un muro dove si notano ancora vecchie cantine scavate nella pietra. Il rione inizia dalla chiesa Madonna delle Grazie e prosegue fino al confine con Vallerano.
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VIGNANELLO- COSA C'E ?? LA STAZIONE Viene illustrata per prima la stazione, che fu inaugurata il 15 dicembre 1912, quando il primo treno arrivò da Roma. In seguito la linea ferroviaria, essendo inizialmente a scartamento ridotto, fu rinnovata, e il 28 ottobre 1932, di nuovo fu inaugurata da Benito Mussolini. Agli inizi del Novecento, i Vignanellesi sentirono urgente il bisogno di migliorare le vie di comunicazione, soprattutto creando un collegamento diretto con la rete ferroviaria nazionale per assicurare un'adeguata commercializzazione del vino, delle nocciole e delle castagne, prodotti in discreta qualità dal territorio: infatti a Viterbo avveniva l'incontro della Roma Nord con la rete nazionale. Oggi, poichè il trasporto delle merci si effettua su strada, la ferrovia è il punto di riferimento di operai, impiegati e studenti che ogni giorno raggiungono Roma, Viterbo o Civita Castellana. Passando per via della Cupa si raggiunge via S. Rocco. Agli inizi del secolo, di tale via non esisteva traccia: era tutta campagna, e in prossimità del bivio dove essa inizia, sorgeva la chiesa di S. Rocco. Nel 1914 l'amministrazione Comunale deliberò la demolizione della chiesa per aprire un nuovo tracciato alla strada principale canepinese, ma i lavori furono portati a termine soltanto negli anni trenta. Nel frattempo erano state scavate molte cantine ed erano sorti i primi palazzi. Fino agli anni della seconda guerra mondiale, poco cambiò in via S. Rocco: sulla destra andando verso Vallerano c'erano numerose cantine, mentre lungo il ciglio sinistro c'era un'alberata di elci, che è stata tagliata a poco a poco per lasciare posto ai palazzi e ai marciapiedi. Subito dopo la guerra incominciarono a sorgere nuovi palazzi, che danneggiarono irreparabilmente la necropoli falisca. Oltre l'alberata, un ripido declivio coltivato a nocciole scendeva sulla ferrovia e sulla vallata della Cupa. LA NECROPOLI DELLA CUPA In seguito alla scoperta avvenuta il 4 luglio 1913 di alcune tombe da parte di due contadini, il principale, Alessandro Ruspoli, proprietario del terreno, finanziò alcune campagne di scavo, durante le quali fu trovata una vasta zona funeraria tra il ripiano del Molesino e la sottostante vallata della Cupa. Furono rinvenute sedici tombe a camera, la più bella delle quali è quella chiamata "della Colonna". In seguito le ricerche furono abbandonate: parte delle tombe andò distrutta o sepolta durante l'urbanizzazione di via S. Rocco; altre invece sono state trasformate in stalle, cantine, magazzini. A partire dalla località della Colonnetta, così chiamata perché un tempo una piccola colonna di marmo bianco vi segnava il confine con il territorio di Vallerano, si comincia una bella camminata lungo un viale che ospita moderne abitazioni ed edifici di importanza sociale, come la nuova caserma dei Carabinieri e la Scuola Materna Statale. E' questo il quartiere del Molesino, ombreggiato da selci secolari, tra i cui rami saltano e cantano ancora tanti uccelli. IL MONASTERO DI CLAUSURA In seguito alla scoperta avvenuta il 4 luglio 1913 di alcune tombe da parte di due contadini, il principale, Alessandro Ruspoli, proprietario del terreno, finanziò alcune campagne di scavo, durante le quali fu trovata una vasta zona funeraria tra il ripiano del Molesino e la sottostante vallata della Cupa. Furono rinvenute sedici tombe a camera, la più bella delle quali è quella chiamata "della Colonna". In seguito le ricerche furono abbandonate: parte delle tombe andò distrutta o sepolta durante l'urbanizzazione di via S. Rocco; altre invece sono state trasformate in stalle, cantine, magazzini. A partire dalla località della Colonnetta, così chiamata perché un tempo una piccola colonna di marmo bianco vi segnava il confine con il territorio di Vallerano, si comincia una bella camminata lungo un viale che ospita moderne abitazioni ed edifici di importanza sociale, come la nuova caserma dei Carabinieri e la Scuola Materna Statale. E' questo il quartiere del Molesino, ombreggiato da selci secolari, tra i cui rami saltano e cantano ancora tanti uccelli. CHIESA degli ANGELI CUSTODI (vecchio Oratorio dei Sacconi) Proprio vicino alla Porta del Molesino si può vedere la chiesa dell'Oratorio: semplice nella struttura, fu fatta costruire nel 1705 dal principe Francesco Maria Ruspoli, che la dedicò agli Angeli Custodi, a S. Francesco e a S. Giacinta. Oggi è chiamata "Chiesa dell'Oratorio", perché un tempo era affiancata da una costruzione, dove la confraternita dei Sacconi si riuniva e pregava. Oltrepassata la porta del Molesino, appare la chiesa dei SS. Angeli Custodi, oratorio della Confraternita dei Sacconi (fondata nel 1816 dal principe Alessandro Ruspoli), quindi il Borgo settecentesco, le cui abitazioni gradatamente scendono verso il centro del paese. Subito dopo l'ottocentesco Palazzo Comunale, oltre il ponte che supera via della Torre, così chiamata dall'antica Porta turrita abbattuta nel 1906, si è ormai nel cuore di Vignanello, che sorge su una collina tufacea naturalmente difesa dalle pareti dirupate, tra la Valle Minore e la Valle Maggiore, in cui scorrono il Fosso della Cupa e il Fosso Zangola. La collina, di difficile accesso al nord e al sud, in seguito è stata interrotta ad est e ad ovest dall'intervento dell'uomo con l'escavazione delle due trincee che hanno reso necessario il ponte vicino al Castello e quello vicino al Municipio. In questo ristretto spazio, dalle origini alla fine del Seicento, sono vissuti i vignanellesi suddivisi nel rione a frigido, di mezzo e a sole. Mentre il secondo, come meglio si dirà in seguito, fu abbattuto e ricostruito nella prima metà del Settecento, gli altri si sono ammodernati e dotati di tutti i comfort che i tempi richiedono. Mentre la provinciale Canepinese, che attraversa l'antico rione di mezzo in certi momenti del giorno, le due zone laterali costituiscono quasi un'isola pedonale, perché al massimo si può incontrare qualche ciclomotore. Presentano tutte le condizioni per trascorrere qualche ora tranquilli e sereni, a contatto con un mondo più umano, quasi colloquiando con il passato; quindi chi viene a Vignanello per il week-end, nella prima metà di agosto per le celebrazioni in onore dei Santi Patroni o per la caratteristica Festa del Vino, non può mancare di far visita ai quartieri più antichi. SANT'ANGELO E' una delle zone certo meno appariscenti del paese, tuttavia è ricca di fascino e singolarità, soprattutto per chi ama il silenzio e la pace. Si affaccia sulla verdeggiante Valle Maggiore, in fondo alla quale scorre il fosso Zangola. Modeste le abitazioni, strette le stradine e i vicoli, che vedono solo il transito dei pochi mezzi delle famiglie che vi abitano. Passeggiando, è possibile vedere graziosi profferli ornati di fiori, e artistiche roste di ferro battuto sulle porte delle cantine scavate nel tufo, mentre si respira un'aria di altri tempi. Commovente è la visione del colombario, costituito da piccole nicchie quadrangolari, dove si ponevano le urne cinerarie. La cappelletta, che all'origine lo raccoglieva, purtroppo è quasi del tutto distrutta; in essa era venerato l'Angelo Custode, che dà il nome al piccolo rione. LA COLLEGIATA Luogo di culto, per noi importante e caro, è la Collegiata di Santa Maria della Presentazione. I lavori per la sua realizzazione durarono circa 14 anni e furono completati nel 1724: fu consacrata dal Papa Benedetto XIII, l'8 novembre 1725. L'avvenimento fu così importante che vennero organizzati solenni festeggiamenti. Una visita al suo interno è consigliabile per poterne ammirare e apprezzare la bellezza e lo stile prevalentemente barocco. La cosa che più colpisce, alla fine dell'unica navata e sotto il catino absidale, è il meraviglioso "Gloria", in cui è incastonato il dipinto della Madonna con Bambino, di Annibale Carracci. L'altare maggiore è incorniciato da un pregiatissimo coro. Quello che ci ha stupito di più di questa chiesa è stata la scoperta che, nei sei altari, sono conservate le reliquie di alcuni Santi Martiri, tra cui S. Benedetto, S. Vittore e S. Clemente. Altra particolarità è l'immagine, ricorrente nei portali, del barboncino tanto amato dal principe Francesco Maria Marescotti, che volle la sua costruzione e promosse lo sviluppo del paese, allargando il centro abitato e facendo erigere nuove abitazioni e chiese. Contrapposto al "Gloria" vi è un antico e pregiato organo. Dal piccolo coro, a destra dell'altare maggiore, senza unirsi alla popolazione, i Ruspoli potevano seguire la santa messa. In passato, attraverso cunicoli sotterranei, la chiesa era collegata al castello e a varie parti del paese; in questi camminamenti, all'occorrenza, trovavano rifugio e via di fuga le milizie e il popolo. Usciamo: di fronte alla chiesa troneggia il maestoso palazzo dei principe Ruspoli, originariamente monastero benedettino, più volte restaurato fino ad assumere l'aspetto attuale nel XVI secolo, quando il conte Sforza Marescotti, valendosi forse dell'opera del Sangallo, volle la sua realizzazione. Esso suscita agli occhi di chi lo osserva per la prima volta sensazioni ed emozioni profonde. Tra quelle mura austere e secolari si sono decise un tempo le sorti di Vignanello: intrighi, complotti, soprusi, congiure, ma anche amori, passioni, obbedienza, fede e sanità. E' in questo palazzo che ebbe i natali, con il nome di Clarice, S. Giacinta, compatrona di Vignanello. Anche lei, come tante nobili fanciulle di quel tempo, dovette prendere i voti, per imposizione del padre, il conte Marcantonio Marescotti. Non avendo la vocazione, indispettita per la costrizione e ancora rivolta verso i terreni, per dieci anni si circondò di lusso e di agiatezza; poi Dio la chiamò e lei rispose con fervore e slancio, abbandonando così il suo passato e abbracciando totalmente il messaggio di Cristo, fatto di povertà e di carità verso i bisognosi. Nella famiglia Marescotti-Ruspoli, spesso furono le donne a governare e ad ascoltare, quando era possibile, le esigenze della popolazione. Donne, queste, abituate a dividere il castello con gendarmi e servitori, divise tra la vita religiosa, la vita di corte e quella sociale; intente a conservare e a far fruttare la proprietà di famiglia e, quando i tempi lo permettevano, a migliorare l'aspetto estetico del castello. Fu infatti Ottavia Orsini, nei primi anni del Seicento, che volle realizzare l'incantevole giardino rinascimentale, tra i pochi tuttora ben conservati in Italia. E' bello immaginare i figli di Ottavia giocare tra i viali ortogonali, che delimitano dodici riquadri, cinti di basso e mortella, all'interno dei quali si articolano perfetti disegni geometrici e le iniziali di chi l'ha voluto. Al centro del giardino si trova una vasca, cinta da un parapetto di leggiadre colonnette. Come ogni castello che si rispetti, anche questo di Vignanello, ha i suoi fantasmi e le sue leggende, tramandate di padre in figlio nelle notti d'inverno, davanti ad un camino acceso. Chi non conosce, infatti, la storia del "Signorino", misteriosa creatura che appare a chi vuole impadronirsi del tesoro da lui gelosamente custodito? Tra gli anziani c'è chi afferma di averlo e sentito galoppare nel "cocchio", il parco collegato al giardino. Sono queste storie che si rammentano, quando si entra nell'atrio del castello. Qui tutto induce a ricordare: le austere stanze, i vasti saloni, dove sono ancora conservati i ritratti degli antenati, la cappella, il pozzo dove cadde S. Giacinta, i trabocchetti, le carceri, i passaggi segreti... Ora percorriamo il vecchio ponte levatoio di legno e andiamo a ristorarci alla fontana barocca, situata in una piazzetta a nord del castello. Essa fu fatta costruire dal conte Francesco Marescotti, nel 1673, per fornire l'acqua alla popolazione, che prima era costretta ad attingerla in sorgenti poste fuori del centro abitato. La fontana è realizzata in peperino, con frontone costituito da due volute che fanno da ornamento allo stemma di Casa Marescotti. L'acqua, zampillante dalla bocca di un mascherone, cade prima su una mensolina e poi in una grande vasca. Se si osserva bene, si potrà notare, che in alto, sul lato sinistro, manca una parte della voluta, centrata da una palla di cannone sparata dai francesi durante l'assedio del 1798. La leggenda racconta che i Vignanellesi, ormai vicini alla resa, invocarono S. Biagio, protettore del paese: come per miracolo si levò una fitta nebbia, che impedì i combattimenti. Ai francesi, poi, giunse l'ordine di ritirarsi e così Vignanello fu salva. Mentre ritorniamo in piazza, diamo un ultimo sguardo al castello... immaginiamo la notte della festa del Patrono, il buio assoluto viene squarciato da una cascata di luce argentea che scende fitta dai merli del castello. Torniamo al passato e vediamo lastricata di sampietrini, sui quali battevano gli zoccoli degli asini che trainavano carretti carichi, a seconda delle stagioni, di paglia, legna, uva, grano. I VICOLI Dalla piazza e da Corso Mazzini si può accedere ai vicoli, la parte più suggestiva e antica di Vignanello. Visitiamo prima quelli a nord: poche viuzze con le case arcate sul tufo. Dopo una piazzetta troviamo la chiesa di S. Giovanni Decollato (1615), nella sua semplicità molto bella e raccolta. Entriamo: pochi banchi allineati, il confessionale, due altari laterali e quello principale; sotto una volta affrescata c'è il quadro dell'Immacolata Concezione, attribuito alla Scuola Bolognese, forse a Guido Reni. Questa immagine sacra è molto cara ai Vignanellesi, sia per la bellezza, sia per il prodigioso movimento degli occhi avvenuto per la prima volta nel luglio 1796 e successivamente nel 1875, quando accorsero così tanti fedeli da indurre le autorità a chiudere la chiesa al culto per ben 17 anni. Nel 1950, ci furono solenni festeggiamenti e l'immagine della Madonna fu ornata con una corona d'oro. Successivamente troviamo in corso Matteotti, la sede del Comune e dell'Archivio storico. Dal corso Matteotti, la via principale, sempre affollato e a volte impraticabile per il traffico, accediamo alla tranquillità dei vicoli a sud. Stradine lastricate di sampietrini grigi s'intersecano, s'interrompono in piazzette, scendono, salgono, si abbracciano, formando angoli pieni di fascino e di mistero. Le case basse, una attaccata all'altra, sembrano sostenere il peso del tempo che scorre. Piccoli e romantici profferli, tipici del Viterbese, abbelliti da gerani variopinti e da altre piante ornamentali, permettono l'accesso alle case e offrono occasioni di incontro e di riposo per gli anziani. Dopo brevi e illuminati sottopassaggi, tra archi, strettoie e gradinate, arriviamo al largo Pozzo Musacchi. Scendendo per una stradina scoscesa del rione, troviamo la piccola e caratteristica chiesa della Madonna del Pianto. Graziosa, a pianta circolare, fu costruita nel Settecento dai Vignanellesi sul luogo dove era avvenuto il miracolo. La storia è affascinante e ve la vogliamo raccontare. Verso la metà del Seicento, Domenico Annesi, un abitante di Vignanello molto devoto, aveva l'abitudine di far dipingere l'immagine della Madonna sui portoni di sua proprietà. Su uno di questi, in una nicchia di pietra, fece raffigurare la Vergine con le lacrime agli occhi. Con il passare del tempo, la proprietà fu ceduta ad altri e l'immagine sacra, non più curata, fu ricoperta in gran parte dai rovi. Il 17 maggio 1757, Bernardino Ciambella, un uomo quasi cieco, mentre pregava davanti a questa immagine, riacquistò miracolosamente la vista. Diffusasi la notizia del miracolo, i Vignanellesi decisero di raccogliere le prime offerte per costruire la chiesa. Il 12 luglio 1796, mentre i Francesi diretti a Roma si avvicinavano a Vignanello, la popolazione impaurita si raccomandò alla Madonna del Pianto, invocandone l'aiuto: i soldati passarono lontano, senza recare danno. Dopo pochi giorni, il cappellano Don Giuseppe Lagrimanti si accorse che prodigiosamente, erano sparite le lacrime dal volto della sacra immagine. Proseguendo, ecco il vecchio convento dei frati minori, che fu soppresso da Napoleone nel 1809. Messo all'asta, fu acquistato dal medico condotto di Vignanello, Giovambattista Fornari, per circa 200 scudi. Passato ai Ruspoli, fu trasformato in ospedale e funzionò come tale fino a circa 50 anni fa. Accanto c'è la chiesa di San Sebastiano, che dà il nome a tutto il rione. Fu costruita nel 1625 per volontà di Donna Ottavia Orsini Marescotti, madre di Santa Giacinta, e donata ai frati convetuali. All'interno, sopra l'altare maggiore, si può ammirare una tela del Pomarancio raffigurante la Madonna con San Sebastiano e San Francesco. Ora, come dicono i vecchi del paese, "si ve comportete bene fino a Pasqua, ve portemo a Centignano cò a Barrozza". Questo detto risale ai tempi dei nostri bisnonni, quando i Vignanellesi si recavano nella contrada Centignano, il lunedì di Pasqua, per la classica scampagnata. Percorriamo la strada: a destra sono disposte, una dopo l'altra, decine e decine di cantine, ormai quasi tutte abbandonate. Passiamo davanti alla Commenda dei Cavalieri di Malta, ora abitazione privata, ed eccoci a Centignano, che è la zona industriale del paese. E' qui che si trovano le cooperati vive delle nocciole e dell’uva. Nei due piazzali davanti alle cantine ogni anno si festeggia il 1° maggio tra le giostre e le bancarelle di dolciumi, mentre gli adulti ballano bevono vino gratuitamente mangiano la solita fava con il parmiggiano. Centignano, però, si presenta anche agli occhi dei visitatori come una zona agricola. La coltura specializzata del territorio è quella del nocciolo, favorita dalla posizione collinare del paese, ma anche la vite vi è intensamente coltivata: troviamo vigneti di "Trebbiano", "Malvasìa", "Sangiovese" e "Ciliegiolo". IL GIARDINO PUBBLICO Il giardino pubblico sta al centro di due realtà storiche del paese: la parte vecchia e quella nuova. Di forma molto allungata, è costeggiato dalla ferrovia Co.tra.l. che collega Viterbo alla Capitale. Dall'altra parte è delimitato dalla strada provinciale che congiunge Vignanello a Corchiano. L'ingresso principale, attiguo al passaggio a livello, si affaccia sulla strada che conduce alla parte nuova del paese. La parte più antica del giardino era originariamente una grande distesa d'erba, chiamata "Prato della Valle", di proprietà della famiglia Ruspoli. Acquistato dal Comune di Vignanello, per pochi soldi, nel 1913, durante la prima guerra mondiale fu adibito a campo per la coltivazione delle patate, alimento necessario in quel periodo di estrema penuria di viveri. Nei pressi delle giostre per bambini, venivano seppelliti gli animali da soma morti per vecchiaia o per malattia: da ciò la denominazione di "Cimitero degli asini". Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, il giardino fu deposito di terra ricavata dagli sbancamenti per la realizzazione di via San Rocco e del tufo di risulta delle numerose cantine che i laboriosi abitanti di Vignanello andavano costruendo. Durante il periodo fascista, questo luogo fu destinato a giardino: è certo che nel 1936, esso era già esistente. Scorrendo le cronache dell'epoca, leggiamo che tale realizzazione fu voluta dall'assessore Apollonio Cecchini e da un prelato sicuramente importante, Don Armando, mentre era potestà Raffaele Ercoli. Si dice che l'assessore, mentre si dedicava alla realizzazione di questa opera, trovasse la morte per l'infezione di tetano contratta a seguito di una ferita procuratasi con la roncola. L'attuale parte nuova del giardino, aggiunta successivamente, anticamente faceva parte del cosiddetto Barco di proprietà dei principi Ruspoli. Il monumento ai caduti, inaugurato il 20 giugno 1926, era inizialmente al centro della Valle, ma nel 1946 fu collocato all’interno del giardinetto subito difronte all’entrata. Esso raffigura un soldato con la bandiera e una donna recante in mano una corona d'alloro a simboleggiare l'Italia. Il monumento vuole onorare i Vignanellesi caduti nelle due grandi guerre. Fiore all'occhiello del vecchio giardino è la disposizione geometrica delle siepi di mortella, artisticamente modellate, simili a quelle del giardino del Castello Ruspoli. Come tutti i giardini, anche il nostro è frequentato da alcuni animali: quello che riusciamo a vedere più facilmente sono topolini di campagna, che si nascondono tra gli alberi. Vi sono anche i moscardini, che a Vignanello chiamano "sorci cappellini" per la loro caratteristica di vivere sugli alberi, nutrendosi di nocciole e ghiande. Tra gli uccelli, frequentatori abituali sono i merli neri dal becco giallo, le cornacchie, i piccioni, i pettirossi e i passeri. A primavera, tra le siepi, si vedono prendere il sole le lucertole, che si sono risvegliate dal letargo. Nelle due vasche guizzano i pesciolini rossi e neri, che suscitano l'interesse dei bambini più piccoli. Il nostro giardino presenta una flora molto varia, che va dalle piante secolari (cerri, abeti, cipressi) agli arbusti e a molteplici varietà di erbe tipiche della flora mediterranea. Recentemente, l'antico Barco ha ceduto il posto a strutture moderne destinate allo sport e al tempo libero. A testimonianza di un illustre passato, resta una bellissima vasca, una volta utilizzata come pescheria dei principi Ruspoli. Risistemato nel 2011 dal Comune di Vignanello. IL LAVATOIO Superata la ferrovia, lungo la seconda traversa, a destra si trova il lavatoio. La tradizione vuole che nel 1800 (XIX secolo) tra i comuni di Vallerano e di Vignanello sia stato effettuato uno "scambio". Vallerano cedette le sorgenti in modo che a Vignanello potesse giungere l'acqua, e in cambio ricevette alcuni terreni situati intorno alla chiesa della Madonna del Ruscello. Grazie a questo fu costruito il lavatoio che serviva per attingere acqua per usi domestici (bere, cuocere, lavarsi) per lavare i panni ed anche abbeverare gli animali. Fino a circa 50 anni fa le cannelle da cui attingere acqua erano tre, attualmente solo una è funzionante. Di fianco al lavatoio scorreva a cielo aperto il fosso della Cupa, il ruscello che giungeva da Vallerano esattamente dalla zona in cui si trova la chiesa della Madonna del Ruscello. Il fosso è stato coperto negli anni ‘60. Nell'estate del 1981 un forte temporale causò un ingorgo lungo il corso del ruscello a Vallerano. Questa fu la causa dello straripamento. L' EPIGAVETTIANO DI CENCIANO DIRUTO Giacimento paleotolitico situato sulla riva destra di un piccolo affluente dei Rio Fratta, sottostante le rovine del castello mediovale di Cenciano. Esso è stato individuato dal G.A.R. e dal 1976 al 1979 è stato oggetto di scavi da parte dell’ Instituto di Antropologia e Paleontologia dell’Università di Pisa, con il ritrovamento di circa 800 manufatti silicei del Paleolitico superiore. IL CASTELLO RUSPOLI Originariamente rocca dei frati Benedettini costruita nell’ 853; restaurato più volte ed infine trasformato, nel 1531, su disegno di Antonio Sangallo, per volere di Beatrice Farnese e del genero, Sforza Marescotti, nella forma attuale. Ha mole quadrilatera imponente, circondata da un profondo fossato, serrata da quattro bastoni angolari e cinta da fossato con ponte levatoio. Ad esso è annesso un giardino all’italiana costituito da dodici parterre il cui perimetro è composto da siepi miste di alloro, lauroceraso, mirto e bosso allineati e squadrati che racchiudono all’interno le iniziali di Ottavia Orsini e dei figli Sforza Vicino e Galeazzo. Al centro del giardino si trova una bella pescheria recinta da quattro arcate di balaustre in peperino. Tra quelle mura austere e secolari si sono decise un tempo le sorti di Vignanello: intrighi, complotti, soprusi, congiure, ma anche amori, passioni, obbedienze, fede e santità. È in questo palazzo che ebbe i natali con il nome di Clarice, Santa Giacinta, con patrona di Vignanello. Anche lei, come tante nobili fanciulle di quel tempo, dovette prendere i voti, per imposizione del padre, il conte Marcantonio mare scotti. Non avendo la vocazione, indispettita per la costrizione e ancora rivolta verso i beni terreni, per 10 anni si circondò di lusso e di agiatezza; poi Dio la chiamò e lei rispose con fervore e slancio, abbandonando così il suo passato e abbracciando totalmente il messaggio di Cristo, fatto di povertà e di carità verso i bisognosi. Come un castello che si rispetti, anche questo di Vignanello ha i sui fantasmi e le sue leggende, tramandate di padre in figlio nelle notti di inverno, davanti ad un cammino acceso. Chi non conosce, infatti, la storia del “Signorino”, misteriosa creatura che appare a chi vuole impadronirsi del tesoro da lui gelosamente custodito! Tra gli anziani c’è chi afferma di averlo visto e sentito galoppare nel “cocchio”, il parco collegato al giardino. Qui tutto induce a ricordare: le austere stanze, i vasti saloni, dove sono ancora conservati i ritratti degli antenati, la cappella, il pozzo dove cadde santa Giacinta, i trabocchetti, le carceri, i passaggi segreti. LA FONTANA BAROCCA Fatta costruire dal conte Francesco Marescotti Ruspoli nel 1673, per fornire l’acqua alla popolazione. Realizzata in peperino, con frontone costituito da due volute che fanno da ornamento allo stemma di casa Marescotti. L’acqua dalla bocca di un mascherone, cade su una mensolina ed infine in una grande vasca. Restaurata nell’anno 2011 dal comitato festeggiamenti SS. Biagio e Giacinta, classe 1971. LA PORTA DEL MOLESINO Porta ad arco fatta costruire nel 1692 da conte Alessandro Marescotti Capizucchi in seguito all’ampliamento del centro abitato per ornamento e sicurezza del paese. I CASINI RUSPOLI Edificati sul lato nord della piazza principale del paese, fra il 1722 e il 1725, su progetto dell’architetto romano Giovan Battista Contini e sotto la direzione dell’architetto genovese Giovan Battista Gazzale, sono detti anche “palazzo con gli archi” per l’ampio porticato a cinque arcate. Sulla sommità della facciata ornata da due volute è posto lo stemma del principe Francesco Maria Ruspoli e della moglie Isabella Cesi, committenti dell’opera. Restaurati nell'anno 2011 dal Comune di Vignanello. ANTICO PALAZZO PRETORIALE La sua costruzione viene iniziata dal conte Sforza Marescotti e completata dal nipote Sforza Vicino Marescotti nel 1618. E’ posto sul lato sud della piazza principale del paese, tra il Castello e la Collegiata. NUOVO PALAZZO PRETORIALE Completato nel 1730 su progetto dell’architetto Giovan Battista Gazzale per volere di Francesco Maria Ruspoli; si affaccia sull’attuale Largo Gramsci, nel quale troviamo la fontana “della colonna”: copia di quella costruita nel 1897, in seguito alla realizzazione del nuovo acquedotto, e demolita nel periodo fascista. E’ così chiamata perché si trova nella piazza detta anticamente “della colonna”. COLONNA CITATORIA Realizzata nel 1730 su disegno dell’architetto Giovan Battista Gazzale, era collocata davanti al nuovo palazzo pretoriale, nell’attuale Largo Gramsci che allora prese il nome di piazza della Colonna; ora si trova nel parco Ruspoli; sul piedistallo è ornata dallo stemma dei Ruspoli ed è sormontata dalla statua della giustizia in bronzo. COLONNETTA Colonna realizzata in occasione dell’arrivo a Vignanello di Papa Benedetto XIII nel 1725 per la consacrazione della Chiesa Collegiata, è adornata dai monti all’italiana sormontati dai tralci d’uva, simbolo araldico della famiglia Ruspoli. Collocata al bivio della strada per Vallerano, ha dato il nome alla zona; non è attualmente visibile essendo stata inglobata nella costruzione di una villa di privati. CHIESA DI SAN SEBASTIANO E CONVENTO DEI FRATI MINORI Edificata attorno al 1625 dal conte Sforza Vicino Marescotti in onore della madre Ottavia Orsini e donata ai Frati minori conventuali. Nell’abside della chiesa si può ammirare una tela del Pomarancio raffigurante la Madonna con San Sebastiano e San Francesco, dono della famiglia Marescotti. Il convento è stato soppresso nel 1810. Del complesso fa parte anche l’antico Ospedale Ruspoli, attualmente in stato di abbandono. CHIESA DI SAN GIOVANNI DECOLLATO E DELL' IMMACOLATA CONCEZIONE Risale al 1614; sotto la volta affrescata si trova un quadro raffigurante la Vergine, di scuola bolognese. Dal 1893 è intitolata anche all’Immacolata Concezione. CHIESA DI SAN FRANCESCO Originariamente dedicata a San Biagio, patrono del paese, venne edificata nel 1618 e benedetta dal vescovo diocesano Mons. Fabiano Ippoliti nel 1620. Dal 1726 è intitolata a S. Francesco. CHIESA MADONNA DEL PIANTO Chiesa a pianta circolare, costruita con le offerte dei vignanellesi, nel luogo dove era avvenuto un miracolo; consacrata nel 1785. CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE Antica chiesa risalente alla fine del sec. XIII, già descritta come pericolante agli inizi dell’800, attualmente è inglobata all’interno di un edificio. CHIESA DI SAN LORENZO E CONVENTO DELLE SUORE PASSIONISTE Complesso edificato nella zona del Molesino nel 1915 grazie ai lasciti delle sorelle Clementina e Giacinta Gionfra. CHIESA DELLA BEATA MARIA VERGINE DI SUDANO Già esistente nel XVI secolo, nell’area circostante a partire dalla metà del 1800 è sorto il cimitero.
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VIGNANELLO- COSA C'E ?? • Festa dell'aquilone (ultima domenica di maggio) • Festa dei patroni S. Biagio e S. Giacinta (prima domenica di agosto) • Palio dei rioni e Gara Podistica (durante festa del vino) • Festa del Vino (seconda settimana di agosto) • Divino Music Festival (luglio) • Fiera della Madonna (terza decade di novembre, dura tre domeniche consecutive) • Carnevale Vignanellese • Festa del vino e dell’olio novello (Novembre) • Tombola Vivente Vignanellese (fine dicembre) |
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VIGNANELLO- USANZE A PARTIRE DAL MESE DI GENNAIO, secondo un rituale che si perde nella notte dei tempi, si rinnova l'appuntamento con il cosiddetto Albero della befana. QUALCHE GIORNO PRIMA DELL'EPIFANIA, è compito dei padri di famiglia recarsi nelle macchie vicine al paese per tagliare un ramo di alloro, cebezzolo o altra pianta sempreverde e portarla a casa. La sera che precede l'arrivo della bafana, le mamme, con molto piacere e tanta fantasia, addobbano l'albero con dolciumi, caramelle, torroncini, mandarini, palloncini e stelle filanti. Lo spettacolo che si presenta agli occhi dei piccoli la mattina del 6 gennaio è davvero singolare, tale da rimanere impresso per sempre tra i ricordi più belli dell'infanzia. IL 3 FEBBRAIO, nessun vignanellese rinuncia alla cerimonia dell'unzione della gola, rito che si ripete ogni anno in onore di S. Biagio, protettore del paese. In questa occasione si svolgono solo festeggiamenti religiosi, con messe solenni in diverse ore del giorno, e le lezioni nelle scuole sono sospese. IL PERIODO DI CARNEVALE, solo da pochi anni, è reso più allegro con le sfilate di gruppi mascherati e di carri allegorici, alla cui realizzazione sono coinvolti centinaia di vignanellesi, dai piccoli della Scuola Materna fino ai padri e alla madri di famiglia. NELLA PRIMA DOMENICA DI AGOSTO si festeggiano i S.S. Patroni Biagio e Giacinta. Vi sono luminarie per le vie, bancarelle, fuochi di artificio, manifestazione canore, ma specialmente la solenne processione del sabato sera, al termine della quale tutti aspettano di godere il bellissimo spettacolo della pioggia di bengala, che scende dai merli del castello Ruspoli. NELLA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, migliaia di ospiti e vignanellesi sono rallegrati dalla Festa del Vino, allestita nella zona del Molesino. Negli stand delle Cantine Sociali si possono gustare i vini dei Colli Cimini; nei tavoli sistemati nel giardino della Scuola Materna vengono servite specialità gastronomiche del luogo: gnocchi lunghi, con il ferro, porchetta... Mentre spettacoli e folcloristici, musica e balli allietano grandi e piccoli fino a tarda notte. Nei locali della Scuola Elementare si possono visitare mostre di pittura, scultura e storiche - documentarie di grande interesse. Le sfilate di carri allegorici costituiscono il degno coronamento di tutta la Festa. A PARTIRE DALL'ULTIMA DOMENICA DI NOVEMBRE, SI SVOLGE UNA GRANDE FIERA-MERCATO. La prima volta fu permessa da un documento pontificio del 22 marzo 1536, che stabiliva la durata di 6 giorni a partire dal 26 marzo. Il papa Benedetto XIII, il 22 settembre 1724, la portò a 10 giorni, dal 1° al 10 maggio, per premiare i vignanellesi che avevano contribuito, con il principe Francesco Maria Ruspoli, alla costruzione della Collegiata. Nel 1733 il papa Clemente XII permise di tenere la fiera due volte all'anno: dal 1° al 4 agosto e dal 19 al 25 novembre. Poi la fiera di agosto, diventata di un solo giorno, fu spostata al lunedì seguente la domenica dei festeggiamenti di S. Biagio. ANCHE LA FIERA DI NOVEMBRE fu abbreviata e limitata a tre domeniche consecutive, cominciando da quella dopo la festa della Presentazione della Madonna del Tempio, a cui è dedicata la Collegiata. Per questo si chiama Fiera della Madonna, ma per il freddo, che di solito arriva puntuale, è detta anche Fiera dello Sbattolò. Attualmente si svolge in Piazza Cesate Battisti (Valle), in corso Matteotti, in corso Mazzini e in via Vignola. |
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Progetto relizzato dal volontario del Servizio Civile "Umberto Basili" della Pro-Loco di Vignanello con l'aiuto di Vincenzo Pacelli. |
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